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Enrico Alletto

Enrico Alletto

Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della cittadinanza e dell’inclusione digitale. Ho contribuito ai tavoli dell’open government forum su temi come partecipazione, open data e cittadinanza digitale. Da gennaio 2018 sono Formatore iscritto al Registro Internazionale IET. Credo nel lavoro di squadra e faccio il tifo per una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

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Google: 18 milioni su attività di lobbying in USA. E in Italia?

Nel 2017 Google ha speso 18 milioni di dollari per fare pressione su Congresso, agenzie federali e Casa Bianca. A quanto pare nessun altra società al mondo ha impiegato così tanto denaro per fare attività di lobbying su temi come antitrust, immigrazione e pubblicità online.

Ma Big G è in buona compagnia, anche Facebook, Amazon e Apple hanno aumentato le spese raggiungendo insieme circa 50 milioni di dollari dedicati alle iniziative di lobbying. tvsvizzera.it

Google finanzia studi per influenzare l’opinione pubblica

La questione risulta ancora più degna di riflessioni se si accosta all’inchiesta del Wall Street Journal pubblicata nel luglio 2017 (wsj.com) in cui risulta che Google ha finanziato centinaia di studi accademici.

Secondo quanto riportato nell’inchiesta Mountain View ha pagato professori per esaltare l’uso che l’azienda fa dei dati personali dei suoi utenti; per difenderla dalle accuse di abuso di posizione dominante; per negare presunte pratiche di concorrenza sleale o per prendere le parti di Google in dispute pubbliche.

Alcune osservazioni sull’operato di Big G

La presenza di Google “fuori dal web” è molto diffusa in tutto il mondo e la stessa cosa accade in Italia, per esempio nel processo di digitalizzazione delle PMI al fianco delle Camere di Commercio, supportando le testate giornalistiche, nelle scuole (dove non è sola) con finanziamenti e presenza in alcuni casi rilevanti.

Ma il punto vero è: quante persone riescono a cogliere realmente le implicazioni (ammesso che ne siano informate) rispetto al fatto che l’azienda prova ad influenzare l’opinione pubblica finanziando iniziative e progetti che promuovono idee congruenti con la sua visione del mondo? espresso.repubblica.it

Anche l’investitore ungherese George Soros si è scagliato contro Google e i giganti del web sostenendo che ingannano gli utenti manipolando l’attenzione e dirigendola verso obiettivi commerciali e provocando una dipendenza ai loro servizi, azione questa pericolosa soprattutto per gli adolescenti. huffingtonpost.it

Lobbing e trasparenza in Italia

Ovviamente Google non è l’unica grande corporation high tech a muoversi su questi binari, ma probabilmente per noi italiani la vera notizia è un altra e cioè che un gruppo indipendente chiamato Center for Responsive Politics ha potuto pubblicare un rapporto disponendo di tutti i dati a disposizione.

In una conversazione sui Social, Federico Anghelè, responsabile relazioni istituzionali di Ripartire il Futuro, mi scrive: “Lobbying la fanno tutti, che ci piaccia o meno, ma qui il tema è la trasparenza. Sapere chi fa attività di lobbying, con che mezzi, verso quali istituzioni sarebbe fondamenta, ma in Italia non è possibile.

Proprio Ripartire il Futuro, organizzazione no-profit che si batte contro la corruzione, da diversi anni lavora per ottenere che il diritto di rappresentanza degli interessi sia regolamentato, tutelato ed esteso. Su questo tema è partita la campagna #occhiaperti la cui documentazione è reperibile a questo link.

Conclusioni

Senza alcun dubbio i decisori pubblici hanno avuto ed avranno inevitabilmente rapporti con le grandi corporation high tech. L’allora Primo Ministro italiano, per esempio, nel corso degli anni ha incontrato il CEO di Amazon, il fondatore di Facebook e ha pubblicamente elogiato Uber in qualità di utente.

Ottenere anche in Italia una legge che regolamenti l’attività di lobbying, per esempio introducendo l’obbligo a rendere pubblici i finanziamenti ricevuti in campagna elettorale, potrebbe essere un buon inizio per dare ad ogni cittadino l’opportunità di sapere quali interessi spingono i propri rappresentanti eletti verso una direzione piuttosto che un’altra. Fiducia, libera concorrenza e trasparenza ne gioverebbero senz’altro!

p.s.: la conversazione con Federico Anghelè è stata pubblicata con la sua autorizzazione
Enrico Alletto

Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della cittadinanza e dell’inclusione digitale. Ho contribuito ai tavoli dell’open government italiano su temi come partecipazione, open data e cittadinanza digitale. Da gennaio 2018 sono Formatore iscritto al Registro Internazionale IET. Credo nel lavoro di squadra e faccio il tifo per una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

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