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Enrico Alletto

Enrico Alletto

Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della cittadinanza e dell’inclusione digitale. Ho contribuito ai tavoli dell’open government italiano su temi come partecipazione, open data e cittadinanza digitale. Da gennaio 2018 sono Formatore iscritto al Registro Internazionale IET. Credo nel lavoro di squarda e faccio il tifo per una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

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Smatphone a scuola: Tim Cook scalda il dibattito

Sta facendo discutere la dichiarazione di Tim Cook, amministratore delegato di Apple dall’agosto 2011, rilasciata al Guardian il 19 gennaio scorso a proposito dell’uso dello smatphone a scuola

I don’t believe in overuse [of technology]. I’m not a person that says we’ve achieved success if you’re using it all the time,” he said. “I don’t subscribe to that at all. theguardian.com

L’occasione è stato un intervento del Top Manager all’Harlow college in Gran Bretagna dove la Apple consegnerà ad ogni studente un iPad con app e strumenti in dotazione anche per gli insegnanti. In questo contesto Cook ha detto che l’uso della tecnologia a scuola dovrebbe essere limitato. “Non ho figli, ma ho un nipote a cui ho messo dei paletti. Ci sono delle cose che non permetto, non voglio sia sui social network“.

Il perchè di questa pubblica presa di posizione sull’argomento forse è spiegato dal recente pressing di alcuni investitori sull’azienda di Cupertino a cui viene chiesto di intervenire circa la dipendenza dei giovani dagli smartphone. Dalla Apple ci si aspetta un impegno concreto nel sviluppare nuovi strumenti software per aiutare i genitori a controllare e limitare l’uso degli smartphone da parte dei figli oltre ad avviare studi sull’impatto che un eccessivo utilizzo può avere sulla salute mentale. ansa.it

I Manager high tech limitano l’uso della tecnologia in famiglia

Manager high techMa Tim Cook non è l’unico Top Manager Apple a rilasciare dichiarazioni di questo tipo. All’epoca del lancio del primo iPad Steve Jobs dichiarò che i suoi figli non conoscevano l’Ipad «Limitiamo molto l’uso della tecnologia dentro casa da parte dei nostri bambini». nytimes.com

Bill Gates non ha permesso ai suoi figli di possedere telefoni cellulari fino a quando non hanno compiuto 14 anni, temendo gli effetti di troppo tempo passato davanti allo schermo. businessinsider.com

Chris Anderson, ex direttore di Wired ha introdotto limiti di tempo e strumenti di parental controls sui dispositivo domestici.  “I miei bambini ci accusano di essere fascisti e troppo preoccupati per la tecnologia, dicono anche che nessuno dei loro amici ha le stesse regole.” Anderson ha cinque figli di età tra i 6 a 17 anni.

Evan Williams, fondatore di Blogger, Twitter e Medium e sua moglie Sara, hanno dichiarato che al posto dei Tablet i loro due ragazzi hanno centinaia di libri (di carta) che possono leggere in qualsiasi momento.

I Manager di grandi aziende high tech che in famiglia hanno imposto restrizioni nell’uso della tecnologia, perchè ne conoscono da vicino gli effetti negativi come da loro stessi sostenuto, sono molti più di quelli che si possa pensare. Quelli che ho riportato sono solo alcuni tra gli esempi più illustri.

Gli studi sulla dipendenza dalla tecnologia

Riguardo alla dipendenza dalla tecnologia esistono molti studi, il più recente e interessante che ho trovato è la ricerca della Michigan State University secondo cui sebbene l’uso del computer durante le lezioni può creare l’illusione di un maggiore coinvolgimento attraverso i contenuti dei corsi in realtà non è così.

dipendenza dalla tecnologiaL’esperimento in sintesi: attraverso l’accesso ad un server proxy gli 84 studenti del corso che si sono sottoposti all’esperimento hanno fornito informazioni sull’utilizzo di Internet e sulle loro prestazioni accademiche. Tutti hanno trascorso quasi 40 dei 100 minuti di lezione utilizzando Internet per scopi non accademici, compreso l’uso di social, posta elettronica, shopping, notizie, chat, video e giochi.

Da ciò si è concluso che: gli studenti che hanno portato i loro laptop in classe per visualizzare i materiali dei corsi online non hanno trascorso molto tempo a farlo e non hanno tratto benefici nell’accedere a questi materiali in orario di lezione. La ricerca è consultabile qui

Questo è solo un esempio che però rende l’idea su come la dipendenza da tecnologia nel migliore dei casi può portare a distrazione, ma nel caso peggiore può produrre ansia, irritabilità, paure, isolamenti, “fomo” (la cosiddetta “fear of missing out”, paura di rimanere tagliati fuori dai flussi di notizie e aggiornamenti), iperesposizione, rapporti amicali e influenze politiche, ecc. repubblica.it

Francia ed altri paesi vietano lo smartphone a scuola

Proprio per ragioni dettate dai molti studi sugli effetti negativi molti paesi tra cui Germania, Inghilterra, Stati Uniti e ultimo in ordine di tempo la Francia hanno vietato l’uso dello smatphone a scuola.

Il ministro dell’Istruzione francese, Jean-Michel Blanquer, ha annunciato che dal prossimo anno scolastico l’uso dei telefoni cellulari sarà vietato agli studenti delle scuole elementari e medie.

Francia vieta lo smatphone a scuolaBlanquer ha spiegato che il suo ministero è ancora al lavoro per trovare il giusto compromesso che consenta l’uso dei cellulari in casi di emergenza o per scopi didattici. ilpost.it

Approccio diverso è quello del Ministro italiano Valeria Fedeli, queste le sue recenti dichiarazioni in merito: “Limitarsi a vietare ogni tipo di dispositivo mobile in classe non avrebbe altro risultato che tenere la scuola lontana da uno spazio sociale e culturale, oltre che tecnologico, che oggi è determinante nella vita dei più giovani, e non solo. Significherebbe chiudere gli occhi di fronte allo smartphone tenuto in tasca e usato per scambiarsi messaggi, e significherebbe soprattutto lasciare ragazze e ragazzi soli, senza accompagnamento e senza educazione nell’uso degli strumenti”. ischool.startupitalia.eu

Ex Manager di Facebook lanciano l’allarme

Ma non sono solo studi di eminenti scienziati a suggerire pericoli nell’uso eccessivo della tecnologia.

Sean Parker, imprenditore che inventò Napster e presidente di Facebook nei primi mesi di vita della piattaforma, nel corso di una conferenza a Philadelphia parla degli effetti negativi del Social Network da lui inventato insieme a Mark Zuckerberg ed Eduardo Saverin e dice una frase che meriterebbe quanto meno l’attenzione di qualsiasi giovane genitore: “Solo Dio sa cosa sta succedendo al cervello dei nostri piccoli

“God only knows what it’s doing to our children’s brains” axios.com

Parker ha spiegato il meccanismo messo in piedi dal social e costruito intorno ai “Mi piace”, alle condivisioni e ai commenti. Parla di “un loop di validazione sociale” basato su una “vulnerabilità psicologica umana“. Per le dimensioni che ha oggi Facebook “cambia letteralmente la relazione di un individuo con la società e con gli altri. E probabilmente interviene in modo negativo sulla produttività“.

Ex Manager di Facebook allarmeSembra incredibile ma Sean Parker non è l’unico ex Manager di Facebook a denunciarne pericoli. Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente del popolare Social Newtwork nel corso di una lezione alla Business School di Stanford ha spiegato di sentirsi in colpa per ciò che ha contribuito a costruire: “Penso che abbiamo creato strumenti che fanno a pezzi il tessuto della società e il modo in cui funziona“. repubblica.it

Se può interessare in questo video ci sono 5 minuti dell’intervento di Chamath Palihapitiya con sottotitoli in italiano in cui parla per esempio di “stimoli di feedback a breve termine basati su dopamina“, mentre qui c’è l’intervento integrale di 56 minuti in lingua originale.

La commissione italiana sull’uso dei device personali

Vietare non è mai la soluzione, soprattutto quando si parla di un tema così delicato e ormai pervasivo come l’innovazione digitale a “portata di mano”. Proprio in Francia per esempio molti genitori sono scettici sull’iniziativa del Ministero, perché secondo loro porterà a complicazioni e confusione e alcuni insegnanti la pensano allo stesso modo. In questo come in altri casi l’azione dovrà essere integrata o comunque gestita.

commissione italiana sull'uso dei device personaliA settembre 2017 sono iniziati i lavori della commissione voluta dal Ministro Fedeli e proprio in questi giorni (19 gennaio) la stessa commissione divisa in due gruppi ha prodotto questo decalolo in dieci punti ed un documento più approfondito in attesa di pubblicazione. Il primo gruppo si è occupato della valutazione dell’uso degli strumenti digitali personali in classe mentre il secondo della mappatura delle metodologie didattiche innovative.

Luca de Biase, direttore di Nova, esperto di digitale e membro del gruppo di lavoro sull’uso dei device personali in classe pubblica sul suo blog un post dal titolo Dipendenze digitali, educazione e libertà

Le piattaforme più popolari online sono progettate in modo da attirare l’attenzione delle persone per indurle a usare quegli strumenti il più possibile. Lo smartphone è la tecnologia persuasiva per eccellenza. Ormai la gente guarda lo schermo del telefono anche 150 volte al giorno, dicono da Facebook. qui il testo completo

Giovanni Boccia Altieri, professore di sociologia dei new media all’Università degli studi di Urbino e anche lui membro del gruppo di lavoro, (qui la lista completa) in un recente post scrive:

il lavoro – della commissione device personali – sottolinea come i dispositivi debbano essere un mezzo e non un fine, e che occorre accompagnare i ragazzi ad essere pienamente utenti: ad usare e non ad essere usati dalle tecnologie. qui il testo completo

L’analisi del professor Boccia relativamente allo smatphone a scuola è assolutamente condivisibile così come le osservazioni di Luca de Biase, ma dal punto di vista della comunicazione che arriva a (noi) genitori da parte dei media nazionali e dai social network restano ancora da chiarire alcuni aspetti della questione.

La proibizione all’uso personale dei cellulari a scuola rimane

Proprio in questi giorni il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca Valeria Fedeli precisa:

La proibizione all’uso personale dei cellulari a scuola rimane, stiamo regolando il loro uso didattico, sotto il controllo del docenterepubblica.it

Libro bianco su Media e MinoriDesidero evidenziare questo punto perchè nel dibattito sui Social Network, spesso molto acceso su questo tema, da un lato si parla di “accompagnamento ed educazione nell’uso degli strumenti” indubbiamente necessaria per ragazzi e per i genitori come spiega anche il Libro bianco su Media e Minori pubblicato da Agcom (scaricabile qui) in cui l’eduazione digitale risulta centrale, dall’altro sembra si stia dando per scontato, enfatizzandolo, il possesso dello smartphone perchè “si regala ormai alla prima comunione“.

Secondo un indagine di kaspersky Italia (reperibile qui) il 51% del campione intervistato dichiara di concedere ai figli l’uso di un dispositivo personale, del restante 49%: il 30% utilizza un dispositivo comune a tutta la famiglia, mentre il 19% presta il proprio dispositivo per uso temporaneo. L’indagine è un po’ datata e il campione è su 537 genitori, ma dispositivi in condivisione fanno ancora parte delle abitudini familiari.

Come saranno gestiti questi casi ancora attuali? Di chi è la responsabilità per eventuali usi impropri?

Leggendo l’ultima sentenza in ordine di tempo del Tribunale di Brescia: “Per i giudici è noto che la diffusione tra i ragazzi di video lesivi dell’altrui reputazione può verificarsi in orario scolastico e ciò basta per ritenere sussistente la responsabilità civile dell’istituto scolastico.” ilsole24ore.com 

Conclusioni

La dichiarazione di Tim Cook sul tema smartphone in classe non solo ha scaldato il dibattito internazionale sul tema, ma offre un primo indicatore di come le grandi aziende high tech iniziano ad intravedere in eventuali soluzioni che risolvano il problema della gestione dipendenze interessanti opportunità di business. E deve essere proprio così se consideriamo che in media ciascuno di noi tocca il proprio smartphone circa 2mila volte al giorno con la speranza latente di ricevere buone notizie. (Indagine a cura di Dscout)

Alla luce tutte di queste informazioni, in realtà solo accennate, dopo il periodo elettorale servirà un dibattito serio e il più possibile orientato al bene comune su questo tema in cui i genitori dovranno poter disporre di strumenti di base per riuscire a comprendere il percorso verso l’alfabetizzazione e la cultura digitale.

Per il momento mi fermerei a ragionare sulla dichiarazione di Cook, sulla richiesta degli investitori Apple di creare software specifico per l’uso scolastico, sull’approccio che Bill Gates e Steve Jobs avevano con la tecnologia in famiglia e di come alcuni ex Manager di Facebook la pensano sul Social Network che hanno costruito. Ne abbiamo di che riflettere, soprattutto come genitori di ragazzini che vanno a scuola nel 2018!

Enrico Alletto

Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della cittadinanza e dell’inclusione digitale. Ho contribuito ai tavoli dell’open government italiano su temi come partecipazione, open data e cittadinanza digitale. Da gennaio 2018 sono Formatore iscritto al Registro Internazionale IET. Credo nel lavoro di squarda e faccio il tifo per una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

2 commenti

  1. Hubert

    4th Feb 2018 - 19:07

    Ma che cultura digitale qua il disastro è epocale! Stormi di bambini abbandonati a crescere davanti agli schermetti LCD. Calo dell’attenzione, difficoltà nel linguaggio e nell’apprendimento, raffiche di certificazioni da valutare se tali di DSA, mancanza sia stimoli, ricorso a logopedisti e a psicologi dell’età evolutiva… massacrati dall’età della scuola dell’infanzia e greggi di genitori inconsapevoli che hanno perso completamente il senso del dovere oltre a buffoni che si atteggiano ad educatori digitali instillando solamente la necessità della connessione continua senza la.minima preparazione psicologica adeguata, scherzando con il fuoco per comodità nei corsi di didattica digitale.. al bando tutto per tutti poi si ricomincia da zero.. fra dieci anni avremo le casistiche della regressione cerebrale dei nostri figli. Siamo noi adulti impreparati, loro sono vittime inconsapevoli.

  2. Enrico Alletto

    5th Feb 2018 - 16:51

    Bhe, la cultura digitale intesa come uso consapevole di internet e come suggerisce anche DigComp 2.1 (europeo) credo che vada nella direzione di agevolare l’accompagnamento all’uso delle tecnlogie o sbaglio? A questo andrebbe affiancato un tipo di genitore più consapevole, ma su questo mi sembra che le associazioni di genitori siano abbastanza assenti! Riguardo agli educatori digitali che non hanno preparazione psicologica adeguata, bhe i santoni ci sono in ogni settore, il punto è che qui stiamo parlando di un argomento così trasversale che necessita l’unione di competenze, in questo caso digitali e pedagogiche altrimenti, temo non ne usciremo mai. IMHO

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