Enrico Alletto

Enrico Alletto

Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della cittadinanza e dell’inclusione digitale. Ho contribuito ai tavoli dell’open government forum su temi come partecipazione, open data e cittadinanza digitale. Da gennaio 2018 sono Formatore iscritto al Registro Internazionale IET. Credo nel lavoro di squadra e faccio il tifo per una scuola e una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

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Musica: la quantità con il digitale vince sulla qualità?

Tutto è cominciato qualche giorno prima di natale quando mi sono imbattuto per caso in Deezer HiFi. Fino a quel momento non avevo mai fatto caso all’audio della musica che ascolto, ma dopo si è aperto un mondo.

Bassa qualità audio diffusa, servizi di musica ad alta fedeltà, l’importanza dei numeri nei servizi di streaming, fabbriche di CD che chiudono, il vinile che ritorna ed i numeri che gli danno ragione.

Questi sono solo alcuni degli argomenti che ho trattato in questa mini-ricerca attraverso un cambiamento che è costantemente intorno a noi anche se non sempre ci facciamo caso.

Streaming e musica in bassa qualità

Spotify e servizi simili consentono di accedere gratuitamente a tutta la musica che si desidera intervallandone l’ascolto con alcune pubblicità circa ogni mezz’ora oppure senza interruzioni con un abbonamento premium di 9.99 euro al mese. Io stesso ho da alcuni anni un abbonamento premium che sfrutto regolarmente anche agganciandomi alle casse dell’auto con il bluetooth dello smartphone.

Quello a cui però non facciamo caso, almeno io non avevo mai prestato attenzione fino ad oggi, è che Spotify trasmette musica in formato mp3, vale a dire in formato compresso con conseguente perdita di qualità a 320 kbps, mentre un CD suona a 16 bit, 1,411 kHz esattamente come fa il servizio Deezer HiFi (abbonamento 19.99 al mese) che sto provando in questi giorni grazie alla demo gratuita di 30 giorni.

Deezer: un servizio interessante

Mi sono reso conto della differenza di qualità del servizio quando, con le cuffie alle orecchie, ho confrontato l’ascolto di una stessa canzone con Spotify e contemporaneamente con Deezer in versione HiFi.

Nel secondo caso, quello con Deezer HiFi, il suono è più nitido e pieno ed ho ascoltato musica, senza mandare avanti compulsivamente, per tutta la notte.

Deezer è un servizio nato a Parigi nel 2006 ed oggi è presente in 180 paesi. Molte sue caratteristiche sono simili ad altri servizi: la modalità offline, i canali (Pop, Party, Country, ecc.), o il flow dei preferiti.

Il servizio è dotato di un ottimo equalizzatore e della funzione inedita per vedere le parole delle canzoni come succede per il Karaoke.

Spotify, lanciato nel 2008 da una startup svedese, resta superiore a tutti per quanto riguarda l’algoritmo in grado di intercettare i gusti personali e di proporre automaticamente la musica più adatta ad ogni ascolto, con qualche possibile effetto collaterale sul lungo periodo da approfondire in un’altra occasione.

Servizi ad alta definizione

Servizi che distribuiscono musica in streaming ad alta definizione ne esistono molti, alcuni permettono di scaricare singole canzoni o album completi. Di seguito ne riporto due tra i più rappresentativi.

Qobuz nasce in Francia nel 2007 come servizio streaming online e negozio di musica liquida, ovvero non acquisti un supporto fisico, ma permette invece l’acquisto di musica in formato digitale ad alta qualità. Esiste una versione Premium con audio 320 Kbps (come Spotify) a 9.99 euro mese, si prosegue con il formato Hi-Fi FLAC 16-Bit / 44.1 KHz a 19.99 euro mese e si chiude con la versione Studio FLAC 24-Bit fino 192 KHz a 24.99 euro mese. Per gli appassionati esiste una versione Sublime+ a 299.99 euro l’anno che fornisce, oltre allo streaming in qualità Hi-Res, la possibilità di effettuare Download in Hi-Res a prezzi scontati.

Tidal è un prodotto dell’azienda norvegese Aspiro recentemente acquistata dal rapper, imprenditore e produttore discografico Jay-Z per 55 milioni di dollari. Il nuovo proprietario è riuscito a coinvolgere nel progetto, con quote dell’azienda, alcuni big della musica internazionale tra cui Madonna e Beyoncè. Tra le principali caratteristiche di questo servizio il HiFi Famiglia $29,99 USD che altri servizi simili non offrono oltre alla versione per studenti e addirittura quella per militari in versione Premium o Hi-Fi.

La guerra dei numeri (di utenti)

Tidal è finita al centro di polemiche a seguito di un’inchiesta del quotidiano finanziario norvegese Dagens Næringsliv. Sembra che la piattaforma abbia gonfiato i numeri riguardo al numero delle riproduzioni da parte degli utenti. Si parla di due dischi che Tidal ha pubblicato in esclusiva: Lemonade di Beyoncé (moglie di Jay-Z), e The Life of Pablo di Kanye West. Tidal, lontanissimo dai numeri che macinano Spotify ed Apple Music, ha negato di aver gonfiato i numeri e la vicenda è in mano agli avvocati.

Nel frattempo i conti non tornano: il 2016 si è chiuso con perdite per 44 milioni di dollari e gli anni successivi non sono stati più rosei, vedi anche Tidal Chiuderà nel 2018? Ma nel 2019 il servizio di musica in streaming di Jay-Z ha annunciato che rilascerà un nuovo album di Prince con inclusi brani inediti.

E poi c’è il caso di HDMusicStore, prima piattaforma Italiana di distribuzione di musica liquida, che il 20 dicembre 2018 e dopo 8 anni di attività, fa uscire un comunicato: “Con la fine del 2018, alle 24.00 del 31 dicembre, il sito di distribuzione di musica in alta definizione hdmusicstore.it cesserà le sue attività.” La guerra dei numeri (di utenti) della musica in streaming miete impietose le sue vittime.

Ma le differenze si notano?

Le piattaforme di streaming musicale si assomigliano quasi tutte. Con 10 euro possiamo accedere a tutta la musica che ci occorre: vale la pena pagare di più per avere audio ad alta qualità?

Se si hanno ottime cuffie o un bell’impianto, molto spazio sul dispositivo ed una connettività a banda larga sicuramente la scelta risulta apprezzabile. Se invece si è ascoltatori occasionali ed ogni servizio di streaming musicale sembrare uguale all’altro saranno i costi a fare la differenza.

E così mentre Tidal ed altri servizi simili come Deezer o Qobuz puntano sull’audio lossless, Spotify continua a proporre tracce MP3 a 320Kbit/, ma gli utenti riescono a percepire realmente le differenze?

Secondo una ricerca condotta nel 2016 dalla Queen Mary University di Londra in cui sono stati comparati i dati di oltre 12.000 persone ed a cui è stato chiesto loro di distinguere diversi formati di musica tra campioni da 30 secondi ciascuno, è emerso che solo alcune persone con l’orecchio ben allenato riescono a distinguere la differenza tra un buon file audio standard e un file audio ad alta risoluzione. In pratica queste persone sono in grado di riconoscere l’audio Hi-Res solo nel 60% dei casi.

A quanto pare Spotify, il cui fatturato è in continuo aumento sembra avere ragione: la quantità con il digitale vince sulla qualità, almeno fino ad oggi! Qui un video che spiega bene cos’è l’audio ad alta qualità.

Il ritorno del vinile

Nel febbraio 2018 la Sony chiude l’ultimo stabilimento che produceva CD (375 dipendenti licenziati, altri 300 produrranno Blu-Ray) il ritorno del vinile è una realtà comprovata dai numeri e i motivi sono diversi.

Per esempio perché è bello, perché suona bene e poi perché l’ascolto è in relax e senza la possibilità di fare zapping compulsivo. L’ascolto di un 33 giri è solo ed esclusivamente un piacere.

«Nell’era dello smartphone la musica è portabile e liquida, ma a casa anche i giovanissimi sono conquistati dalla magia del vinile e dalla sua fisicità» spiega Enzo Mazza, presidente Federazione industria musicale italiana. Da Panorama.it

Nel 2017 le vendite del vinile hanno raggiunto il 14% delle vendite di formati fisici. Sony, che da una parte chiude il suo stabilimento di CD, dall’altra ne apre uno dove, dopo 30 anni, torna a stampare dischi in vinile!

A quanto pare non si tratta solo di una moda passeggera, il vinile non sostituirà certamente lo streaming o la musica su supporto digitale, ma con ogni probabilità gli si affiancherà perché offre occasioni per socializzare, al contrario della musica in streaming che è un’esperienza “solitaria”.

Il vinile può voler dire “tempo” per girare tra i negozi specializzati o per alzare la copertura del giradischi e mettere il disco sul piatto. Il vinile, come in parte è riuscito a farei CD per anni, potrà forse fornirci nuove occasioni per goderci un suono di qualità e per rilassarci.

Intanto i produttori hanno messo sul mercato nuovi giradischi in grado di agganciarsi wireless ai moderni device domestici grazie alla tecnologia bluetooth. Questi oggetti, meritano almeno di farci su un pensierino!

L’altra faccia del vinile

L’altra faccia del ritorno al vinile è però la poca sostenibilità ambientale: sono ancora fatti in PVC, cioè metalli pesanti, polveri sottili, diossina, ecc. sostanzialmente perché la tecnologia è la stessa di quella usata 40 anni fa, ma è anche vero che questi sono anni di grande fermento e il 25 febbraio 2018 apre a Detroit, ad opera del cantante Jack Whitela prima fabbrica di Vinili ecologici al mondo, funzionerà?

Conclusioni

Dalla semplice scoperta di Deezer HiFi è partita una mini-ricerca che mi ha fatto riscoprire un mondo che da qualche tempo non seguivo più e che mi ha incuriosito.

La trasformazione digitale che ha esteso le nostre opportunità di accesso alla musica, ne ha anche abbassato la qualità di fruizione? La ricerca Inglese sembra dare ragione a chi punta sulla quantità a scapito della qualità. Lo sviluppo di tecnologie come il 5G potranno risolvere, almeno in parte, questa tendenza?

In futuro i musicisti riusciranno a beneficiare della crescita di fatturato delle piattaforme come Spotify?

La musica è divertimento, ma soprattutto: emozione! Se la trasformazione digitale con le sue regole di quantità non stravolgerà questo elemento essenziale, allora avrà cambiato le cose in meglio.

La strada è ancora lunga e in parte ancora da tracciare, ma serve l’attenzione e la consapevolezza di un utente capace a non perdere l’emozione ed apprezzare la qualità. Dipende un po’ anche da noi!

Enrico Alletto

Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della cittadinanza e dell’inclusione digitale. Ho contribuito ai tavoli dell’open government italiano su temi come partecipazione, open data e cittadinanza digitale. Da gennaio 2018 sono Formatore iscritto al Registro Internazionale IET. Credo nel lavoro di squadra e faccio il tifo per una scuola e una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

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