Enrico Alletto

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Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della cittadinanza e dell’inclusione digitale. Ho contribuito ai tavoli dell’open government forum su temi come partecipazione, open data e cittadinanza digitale. Da gennaio 2018 sono Formatore iscritto al Registro Internazionale IET. Credo nel lavoro di squadra e faccio il tifo per una scuola e una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

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Vaccinazioni: può esistere una posizione conciliante nel dibattito sui social?

Da diverso tempo mi chiedo se in tema di vaccinazioni Facebook non stia influenzando negativamente una buona parte del dibattito pubblico.

L’argomento viene usato sempre più spesso sui social per definire identità politiche precise insieme all’euro e all’Europa, all’immigrazione, etc.

Mentre sono alla ricerca di posizioni concilianti da cui ripartire mi imbatto nell’intervista al dottor Alberto Ferrando che offre diversi spunti di buon senso. Di seguito ne riporto alcuni passaggi.

Rinviato di un anno l’obbligo sulle vaccinazioni

Il medico spiega per esempio che la decisione del governo sull’autocertificazione è motivata da difficoltà di tipo burocratico per alcune aziende sanitarie locali.

La presa di posizione dell’anno scorso da parte dell’assessore Ligure alla Sanità Sonia Viale confermerebbe l’esistenza di questi problemi. (Vedi Repubblica.it)

Nel suo intervento il dottor Ferrando non mette in dubbio il decreto Lorenzin, ma fa notare che si è rinviato per permettere alle ASL di fornire le certificazioni.

Il tema del rinvio per un anno è quindi politico e amministrativo, ma non scientifico.

Non un obbligo ma un diritto informato

Il dottor Ferrando è convinto che se non esistesse l’obbligo il messaggio ai genitori dovrebbe comunque sempre essere quello che i vaccini sono un diritto.

Ma un diritto alla salute però si può esercitare solo se si è correttamente informati!

Sui social è in corso una battaglia ideologica che trascura il concetto di diritto alla salute dei bambini e delle famiglie, tutto è focalizzato sulla questione dell’obbligo sui vaccini.

I vaccini sono importanti, ma si sta superando il limite (forse si è già superato). Quando si parla di prevenzione si parla anche di vaccini, ma non solo di vaccini“. “Una delle prime cause di morte nei bambini è il soffocamento da corpo estraneo, ma non se parla mai e i genitori non sono allertati su questi argomenti.”

Il ruolo degli operatori sanitari

Un altro spunto il dottor Ferrando lo offre quando parla del ruolo degli operatori sanitari, non solo dei medici che dovrebbero essere più preparati.

Altrimenti” – sostiene il professore – “finisce che chi sa comunicare bene riesce a far passare concetti che non hanno basi scientifiche“. “Quello con cui si ha sempre a che fare non è solo la ragione, ma anche il cuore!

Con la razionalità si possono fare discorsi di un certo tipo, ma con la paura no e la paura non la vinci con l’obbligo, con la costrizione. Occorre un altro approccio, più comunicativo e comprensivo.”

Conferma di quanto sostenuto la troviamo nell’opuscolo del Ministero della Salute: “Parliamo di protezione. Migliorare le coperture delle vaccinazioni pediatriche”. p.2

Diversi studi mostrano che in tutti i paesi UE, gli operatori sanitari sono identificati come la fonte più importante e affidabile di informazioni su come proteggersi dalle malattie prevenibili tramite vaccinazione.

La paura si combatte con la fiducia

Tra i non vaccinatori, ci sono tante persone che hanno solo paura, non hanno posizioni ideologiche contro le vaccinazioni, però si chiedono: “ma cosa può succedere a mio figlio? … ho letto qui, ho letto là …”

Persone che non vogliono vaccinare il dottor Ferrando ne ha avute tante, ma l’approccio migliore per lui è quello di non entrare in contrapposizione.

Poi nell’arco degli anni, quando i genitori iniziano a vedere che del medico ci si può fidare, le cose cambiano. Magari ci vuole un po più di tempo, ma il più delle volte funziona.

L’intervista si conclude così: “Se io tengo un atteggiamento giudicante, entriamo in questa competizione del vediamo chi ha più ragione e non se ne esce più“.

Vaccinazioni come strumento di prevenzione e obbligo flessibile

Il 22 giugno di quest’anno il Ministro della salute pubblica una dichiarazione per tranquilizzare tutti:

Voglio ribadire ancora una volta, e non mi stancherò mai di ripeterlo, che i vaccini sono un fondamentale strumento di prevenzione sanitaria primaria. E che in discussione a livello politico sono solo le modalità migliori attraverso le quali proporli alla popolazioneFonte salute.gov.it

Il 5 luglio sempre sul sito del Ministero della salute escono le indicazioni sulle semplificazioni burocratiche per l’anno scolastico 2018-2019.

L’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione a scuola scatterà solo quando si verificheranno emergenze sanitarie o ci sarà uno scostamento dagli obiettivi di copertura fissati. In tutti gli altri casi, basterà rispettare le raccomandazioni degli organismi sanitari internazionali.

Questa è la proposta contenuta nel disegno di legge presentato lo scorso 7 agosto in Senato, che punta a introdurre il cosiddetto “obbligo flessibile” e superare il decreto Lorenzin del 2017. Fonte Agi.it

Conclusioni

Può quindi esistere una posizione conciliante nel dibattito social sulla vaccinazione?

Uno studio del 2011 conferma che una copertura mediatica approssimativa aumenta le probabilità che le persone cerchino le informazioni da altre fonti. Fonte “Internet non è laureato in medicina”

Lo scontro politico sul tema non aiuta la corretta informazione di cui tutti avremmo diritto e in questo senso i media online non favoriscono il dibattito. Se a questo aggiungiamo alcuni interventi “sopra le righe” la discussione ha poche possibilità di assumere toni più pacati.

Nonostante tutto, il contributo di buon senso del dottor Ferrando su cui ho basato buona parte del mio post e la serie di fatti raccolti dal sito del Ministero della Salute e messi qui in fila vorrebbero essere un contributo conciliante al dibattito sui social da cui provare a ripartire con toni più ragionevoli.

p.s.: ascolta l’intervista integrale su Babboleo News

Enrico Alletto

Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della cittadinanza e dell’inclusione digitale. Ho contribuito ai tavoli dell’open government italiano su temi come partecipazione, open data e cittadinanza digitale. Da gennaio 2018 sono Formatore iscritto al Registro Internazionale IET. Credo nel lavoro di squadra e faccio il tifo per una scuola e una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

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